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CHI SIAMO

 -  ArcheoTeatro Pompeiano

L’ArcheoTeatro è una produzione A.R.S., associazione culturale impegnata nella divulgazione del bene culturale attraverso linguaggi nuovi ed accattivanti.

L’acronimo A.R.S. sta per Antiquarum Rerum Scentia (letteralmente “conoscenza delle cose antiche”), che un è sinonima di archeologia, ma può anche essere letto come parola latina, “ars”, che significa “tecnica”, “artigianato”, e soprattutto, “arte”. Nel nome A.R.S. è dunque racchiuso il fine e il mezzo.  Il fine è la conoscenza del passato, il mezzo è l’arte. L’arte al servizio della storia.

Manifesto

Se la divulgazione della conoscenza del passato è il fine e il linguaggio artistico il mezzo, nell’ampia polifonia di questa - pur non escludendone alcuna - particolare rilievo ha per noi ha il linguaggio teatrale. È questo infatti, tra le varie flessione della grammatica artistica, quella che meglio si confà, date le nostre circostanze e le nostre esigenze, a veicolare il nostro messaggio. Nel mettere l’arte al servizio della storia dunque, la rappresentazione teatrale sarà nostro strumento privilegiato alla divulgazione del patrimonio storico-archeologico. Privilegiato ma non esclusivo. Accanto ad esso, rilievo significativo hanno le arti marziali e circensi, che contribuiscono, tramite la meraviglia che ne consegue - se è vero quanto dice Aristotele che senza questa non può esserci conoscenza - ad aprire un canale di comunicazione privilegiato, attraverso il quale il linguaggio teatrale può più agevolmente compiere la missione di cui lo investiamo.  

Chiarito il mezzo, si necessita di legittimarne il fine, ovvero la conoscenza delle cose antiche. L’archeologia è lo studio delle testimonianze materiale del passato (dalle grandi opere artistiche fino, letteralmente, alla spazzatura) ed ha lo scopo di contribuire alla ricostruzione storica. Il fine della storia, e quindi anche quello dell’archeologia - senza incespicarsi nei meandri della filosofia della storia (argomento che esula sia dagli intenti che dalle competenze dello scrivente) -  trova una valida argomentazione nella sintomatologia tucididea, secondo la quale lo storico, proprio come il medico, studia le cause che hanno portato al manifestarsi di un evento traumatico e la conseguente degenza per poter prescrivere una soluzione del ripetersi di eventi simili. La storia dunque, per Tucidide, è uno strumento fondamentale della vita Politica. In una società che voglia dirsi democratica, si tratti di quella radicale Ateniese che di quella rappresentativa moderna, la storia diventa uno strumento inscindibile della vita comunitaria.

Ma il senso della storia di Tucidide - che aveva come assunto una comunità dal forte senso identitario, quella di Atene V secolo A.C. - non sembra facilmente applicarsi ad un’Italia che non solo non ha ancora saputo fare gli italiani, ma la cui stessa identità nazionale sembra un concetto desueto a confronto con l’imporsi di una globalizzazione che non risparmia il senso comunitario. In altre parole, che senso ha l’uso di una strumento politico (la storia) se la comunità politica (quella degli italiani) non esiste ancora? Insomma il problema rimane sempre lo stesso: si devono fare gli Italiani.

In questa direzione ancora una volta la cultura ellenica non manca di suggerire la via. Nell’esasperato particolarismo politico delle poleis greche ciò che creava un senso di appartenenza sovra-cittadino era la consapevolezza di quello che oggi definiremo un “patrimonio culturale comune”  fatto di lingua, religione, usi e costumi. Il senso di identità greco dunque, non era etnico o geografico e nemmeno politico, ma culturale. Essere greco voleva dire appartenere alla cultura greca.

I nostri “Beni Culturali”, che l’archeologia indaga e la “conservazione dei Beni Culturali” protegge e trasmette, sono la realtà tattile di questo nostro, non sempre facilmente definibile e raramente amato, patrimonio culturale.

Obbiettivo statuale dell’associazione A.R.S. è proprio quello di combattere la disaffezione a tali beni mediante la divulgazione del patrimonio storico-archeologico di cui è parte. Questa volontà non può che vertere in seno alla contribuzione verso la maturazione di una senso identitario della comunità. E se il senso comunitario suggerito dalle fonti archeologiche supera la dimensione nazionale - i cui confini moderni corrispondono raramente con quelli che nella penisola si delineano nelle varie fasi storiche, per spingersi in una dimensione mediterranea che si confà con un mare nostrum rimasto coeso almeno fino all’avvento di Maometto e Carlo Magno - ciò non può che far bene alla cicatrizzazione di una ferita che separa il nord e il sud del mediterraneo a dispetto di una comune dimensione storica e geofisica che i beni culturali non si stancano di declamare.