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Gladiatores Pompeiorum

Gladiatores Pompeiorum

    Questo spettacolo è un’avvincente teatralizzazione storico-archeologica, che riporta in vita un’avventura graffiata nel tempo da duemila anni.                     Vi sono narrate le vicende atletiche di Marco Attilio che, per mancanza di lavoro e ironia del fato, si trova catapultato nell’arena ad affrontare Ilario, il campione dei campioni.      La vicenda è tratta da un graffito rinvenuto su una tomba a Pompei (presso la Necropoli di Porta Nocera) da un appassionato tifoso che, colpito dall’insolita ascesa sportiva di Marco, l’ha incisa su un muro consegnandola alla posterità.                                           Ispirati dai dati archeologici, dalla città sepolta sono evocati i protagonisti della storia.       Il valoroso Marco Attilio, il terribile avversario Hilario, l’avido lanista Ampliato, il superbo appaltatore Valente, il capitalista Aulo Umbricio Scauro e tutta la gilda di pescivendoli e salsamentari di Pompei calpesteranno la scena per dare vita alla storia.        Gli spettatori s'immedesimeranno negli antichi abitanti di Pompei coinvolti nella performance teatrale, con il medesimo pathos che avvinceva e scuoteva gli animi nell’arena durante i munera.    Grazie all’impiego di attori professionisti e stuntmen collaudati, lo spettacolo può avvalersi dell’interazione tra il linguaggio teatrale e quello marziale, al fine di riuscire meglio a comunicare, attraverso la meraviglia che ne consegue, i contenuti storico-archeologici che ci poniamo di trasmettere.

   Nella versione estesa di "Gladiatores Pompeiorum" lo spettacolo all’interno dell’ArcheoTeatro è preceduto da un antefatto narrativo - L’Ultima Cena dei Gladiatori - messo in scena nel foyer del teatro stesso, che per l’occasione diventerà la Taberna di Umbricius Scaurus, arricchito dalle pungolinerie (1) culinarie offerte da Umbricio (un aperitivo antichizzato) a libera disposizione degli spettatori.      Vi è rievocata la Coena Libera dei gladiatori: un lauto pasto, par qualcuno l’ultimo – che secondo la tradizione romana i maggiorenti della città offrivano ai gladiatori che di lì a poco si sarebbero scontrati in fatal duello – al quale poteva assistere tutta la cittadinanza in un clima misto di curiosità da gossip, sadico voyeurismo e pronostico agonale.

1Le “pungolinerie” contribuiscono a tenere a bada il ventre per la durata dello spettacolo e nel contempo a calarsi nella parte. Sono un aperitivo antichizzato (l’aperitivo è un tipo di pasto sconosciuto ai romani), creato con quel tipo di stuzzicherie che sono oggi in commercio ma che sarebbe stato possibile trovare al tempo della rappresentazione, come lupini olive ecc., oppure, con quei prodotti che sono i discendenti enogastronomici di pietanze antiche, che seppur modificate dal gusto e nel tempo, sopravvivono ancora oggi, come il caso della colatura di alici di Cetara, erede moderno e più commestibile dell’immangiabile garum antico.

Lo spettacolo dura circa 45 minuti nella sua versione normale e 75 in quella estesa. Può essere messo in scena sia di giorno che di sera, sia in italiano che in inglese. Grazie ai suoi contenuti filologici veicolati dal linguaggio teatrale, dalla spettacolarità marziale nonché dalla forte interazione con il pubblico, si presta ad essere godibile ad ogni fascia di età studentesca, da quella elementare fino a quella universitaria, riuscendo a trasmettere, per ogni fascia, una relativa intensità di contenuti storici.