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Gli ArcheoSpettacoli

Gli ArcheoSpettacoli

Gli ArcheoSpettacoli -  ArcheoTeatro Pompeiano

   L'ArcheoTeatro di Pompei è sia un edificio scenico unico nel suo genere che un modo inedito di fare teatro, e soprattutto, di insegnare la storia. Qui forma e funzione, contenitore e contenuto, sono equivalenti. Il contenitore, cioè l’edificio scenico ArcheoTeatro, è una struttura che riprende elementi architettonici degli edifici per spettacoli del mondo antico adattandoli alle odierne esigenze di comunicazione e di fruizione. Analogamente il contenuto, l’ ArcheoSpettacolo, riprende fatti, storie e personaggi del mondo antico e li mette in scena usando codici di comunicazione tratti non solo dal linguaggio teatrale ma anche da quello marziale e più in generale circense, al fine di riuscire meglio a comunicare, attraverso la meraviglia che ne consegue, i contenuti storico-archeologici che ci poniamo di trasmettere.

 Non c’è conoscenza senza meraviglia!

GLADIATORES POMPEIORUM

GLADIATORES POMPEIORUM -  ArcheoTeatro Pompeiano

Gladiatores Pompeirum è un’avvincente teatralizzazione archeologica che narra le vicende atletiche di Marco Attilio, vero e proprio Rocky ante litteram che per mancanza di lavoro ed ironia del fato si trova catapultato nell’arena ad affrontare Ilario, il campione dei campioni.

 La vicenda è tratta da un graffito rinvenuto su una tomba a Pompei (presso la Necropoli di Porta Nocera) da un appassionato tifoso che colpito dall’insolita ascesa sportiva di Marco, l’ha incisa nella pietra consegnandola alla posterità.

Grazie a un team di attori, registi, stuntman e archeologi, oggi quell’avventura torna in vita in tutta la sua ironica spettacolarità. Seguirete Marco Attilio nella sua impresa atletica, alle prese non solo con lo spietato avversario Ilario, ma anche con lo spregevole lanista Ampliato, l’ampolloso sacerdote Valente, l’avido mercante Umbricio, gli agguerriti capitalisti della gilda dei pisciuaiuoli, i fieri soldati della marina imperiale e tutta la variegata umanità che calpestò le strade di quella piccola ma dinamica cittadina di periferia che fu Pompei.

L’ArcheoTeatro Pompeiano è la cornice di questa messa in scena. Una struttura che rievoca un antico teatro, con tanto di cavea e velario, che vi  offrirà un’esperienza immersiva dove interpreterete il ruolo di un antico pompeiano che assiste ai giochi gladiatori ed è chiamato a decidere sulle sorti dello sconfitto.

Venite, mettevi comodi e godetevi lo spettacolo.  Non troppo comodi però, non sarebbe la prima volta che qualche malcapitato spettatore, per ironia della sorte o capriccio dei potenti, passi dall’essere carnefice a vittima, ritrovandosi nell’arena in attesa di chissà quale fine… ma di certo sarà una gran bella fine…

... e per chi è avido di sapere, lo spettacolo continua con la vista tematica negli scavi di Pompei: La Via del Gladiatore. Si tratta di una via doppiamente intesa, sia in senso geografico, attraverso le strade della Colonia Veneria Pompeiruom, che in senso storico-sociale, attraverso il fenomeno sociale dei gladiatori. Camminando tra le strade di Pompei, si ripercorrerà la storia della gladiatura nella città, dalle sue origini funerarie fino al suo debutto come sport di stato, ponendo attenzione al ruolo che ricopriva all’interno della variegata struttura sociale della Pompei antica, fino a quando almeno, lo Sterminator Vesevo  ne livellò tutte le sfumature in poche ore di prodigiosa distruttività.

Lo spettacolo può essere messo in scena sia di giorno che di sera, sia in italiano che in inglese. Grazie ai suoi contenuti filologici ma al ritmo teatrale e alla spettacolarità marziale nonché alla forte interazione con il pubblico, si presta ad essere godibile ad ogni fascia di età  riuscendo a trasmettere, per ognuna di essa, una relativa intensità di contenuti storici.

Lo spettacolo può essere messo in scena su richiesta sia per scolaresche che per gruppi di turisti. Inoltre può essere messo in scena, oltre che nell'ArcheoTeatro, sia in altri spazi scenici che scenicamente adibibili (scuole, parchi archeologici, feste di piazza, etc)

 

IL VECCHIO E LA MONTAGNA

IL VECCHIO E LA MONTAGNA -  ArcheoTeatro Pompeiano

Il Vecchio e la Montagna

L’ultimo viaggio dell’Ammiraglio della flotta imperiale di Miseno che mise in atto la prima missione umanitaria della storia militare.

L’ultimo viaggio di un audace scienziato pronto a sfidare la morte pur raggiungere la conoscenza.

L’ultimo viaggio di un amico pronto ad aiutare i suoi cari.

L’ultimo viaggio di un vecchio verso la fine.

Il confronto tra civiltà e la natura, il finito e l’infinito, l’umano e l’eterno.

Plinio il giovane descrive il viaggio di suo zio, Plinio il Vecchio, verso il Vesuvio eruttante, con lo scopo di ammirare quel prodigio e di salvare i disgraziati che ne erano minacciati. I resoconti di quel viaggio sono la prima testimonianza di un tipo di eruzione che da quel Vecchio prende il nome di Pliniana. Molti di quei disgraziati furono salvati dalla flotta di Plinio. Questi invece, non fece ritorno.

Dopo anni dalla sua morte, il nipote ne detta un resoconto per l’amico Tacito.

 La rappresentazione teatrale prende le mosse da questo momento. La rappresentazione passa dal diegetico al mimetico, dal detto all’agito, senza soluzione di continuità: Plinio il giovane nel narrare lo zio scomparso diventa Plinio il Vecchio. Due linee narrative e temporali che si intrecciano per concludersi in un unico spettacolare epilogo.

Le Pompeiane (Puellae Pompeiorum)

Le Pompeiane (Puellae Pompeiorum) -  ArcheoTeatro Pompeiano

Puellae Pompeiorum

Scritto pensando al romanzo Le Ragazze di Pompei, di Carmen Covito, la storia narra di due donne romane, Tirrenia e Rubria, diverse per estrazione e cultura ma unite dall’amicizia, che sono alla ricerca delle proprie relative emancipazioni. Tirrenia di quella intellettuale, Rubria di quella sessuale. Entrambe le sfere sono fortemente sottoposte al pregiudizio misogino di una cultura fortemente maschilista che per quanto antica di duemila anni, non manca di analogia con la nostra. La donna romana di età Giulio-Claudia infatti, gode di un’emancipazione giuridica inaudita per il mondo antico e che, tramontato questo, dovrà aspettare l’età  moderna per cominciare a riemergere. A tale emancipazione giuridica non corrispondeva però una piena emancipazione culturale, per la quale la donna, seppur riconosciuta quasi pari agli uomini dal punto vista giuridico, era soggetta a una serie di pregiudizi morali che a livello conscio e inconscio, personale e pubblico, osteggiavano una piena integrazione delle donne nel tessuto sociale. Insomma un po’ come oggi, dove la donna ha il diritto di votare, ma non ha il diritto di vivere pienamente la propria vita sessuale senza rischiare di incorrere nella censura, spesso con esiti tragici, di una società che stenta a superare la propria misoginia.   

La storia è ambientata all’interno del Teatro Piccolo di Pompei, che per l’occasione verrà “interpretato” dall’ArcheoTeatro Pompeiano, la cui struttura, ricalca quella del Teatro Piccolo sia per forma che per dimensioni.  È all’interno di questo teatro che le due amiche si ritrovano e insieme trovano, per i loro diversi problemi, una soluzione comune che avrà un epilogo meta-teatrale, dove i protagonisti diventeranno a loro volta attori e metteranno in scena una rappresentazione nella rappresentazione, abbattendo la quarta parete e trasformando il pubblico di oggi nel pubblico di allora.

 -  ArcheoTeatro Pompeiano